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AUTUNNO A LUCCIOLA BELLA

La riserva naturale di Lucciola Bella mantiene il suo fascino selvaggio anche in autunno, quando le varie tonalità di marrone della terra e il grigio della creta rivestono ogni cosa .

Filari di cipressi indicano la strada, poi ci si arrampica nei viottoli fra le bianche mammelle argillose; il vento, sempiterno, ci avvolge. Camminiamo sul crinale dei calanchi, pestando la creta viscosa se bagnata e miseri ciuffi di erbe aromatiche: l’artemisia cretacea, piccolo cespuglio molto amato dalla pecore;la piantaggine delle argille; la piccola logliarella dalle foglie ricurve.

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In cima alla salita il vecchio podere di Lucciola Bella, oggi agriturismo, appena si nota. Ovunque, intorno a noi, grossi motti di terra appena arata, campi incolti e terreni finemente lavorati e già pronti per la semina.

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Un profumo tenue, ma caratteristico, gira nell’aria; il panorama è grande e limpido.

Così tutti i nostri sensi vengono ritemprati.

L’escursione non riveste particolari difficoltà, anche se in autunno, che è frequentemente piovoso, l’argilla bagnata è molto viscosa e si attacca alle scarpe con facilità. Il sentiero che sale sul calanco è molto ritto, ma vi sono più possibilità: l’itinerario più semplice sale lungo la strada coi cipressi ed è lungo 9 km. Se ci si vuole “arrampicare” sui calanchi, invece, dobbiamo affrontare più sali scendi e una lunghezza che varia fra gli 11 e i 13 km.

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Anello LA FOCE – PIETRAPORCIANA

Lunga escursione  ( circa 4 ore) su strada sterrata e di bosco (in tutto circa 13 chilometri).  Si parte dalla possente villa della Foce, dimora del marchese Origo e la moglie, la scrittrice Iris Origo, che vi si stabilirono negli anni ’20 contribuendo fattivamente all’opera di bonifica della val d’Orcia. La strada è ampia e sterrata e costeggia il panorama della val d’Orcia; per circa 3 chilometri  continua in piano, poi comincia a salire fino a giungere all’antico castello di Castiglioncello sul Trinoro. Si visita il silenzioso borgo, oggi quasi disabitato, poi si  continua e ci si addentra nel bosco, fino a giungere al poggio di Pietraporciana (847 metri di altitudine).

Là troviamo un vecchio podere, importante per la popolazione della zona perché sede del comando partigiano durante la Resistenza.  Subito sotto il poggio, nascosta da grossi massi calcarei, risiede una splendida faggeta: grandi faggi secolari, alti anche 30 metri, rocce e anfratti, liane e tappeti  di fiori. Un viottolo l’attraversa, delimitato da una staccionata: l’area è classificata riserva naturale integrale, perciò non può essere toccata ed anche gli alberi più vetusti che muoiono vengono lasciati sul letto di caduta. Si esce da lì con la sensazione di esser stati agli albori della vita, quando la natura era selvaggia, misteriosa e incontaminata.

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All’uscita ci troviamo su un prato che riveste la sommità del poggio e riscendendo scopriamo la “grotta del bruco”, caverna un tempo sede di eremitaggio, che si apre sullo strapiombo dove vegetano i faggi della foresta appena attraversata.

Orchis purpurea, sul prato sovrastante la faggeta.

Orchis purpurea, sul prato sovrastante la faggeta.

Nel vecchio podere, ristrutturato qualche anno fa, è possibile mangiare e riposarsi. Dopo di ciò si riparte e si scende fino al punto di partenza.

La villa della Foce ha uno splendido giardino all’italiana visitabile prenotando in anticipo, ma solo con le guide private della villa: costo da un minimo di 10 € a persona, a secondo dal numero di componenti la comitiva.  Le sottostanti foto del giardino della Foce sono state gentilmente concesse dal Gruppo Fotografico Pientino (www.gruppofotograficopientino.it) .

giardino della Foce (2)

giardino della Foce (4)